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La memoria dell'impresa
numero 3 - febbraio 1999
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ricerche

La ricerca sul mondo della Borsa valori

Nell’ambito del riordino degli archivi delle Borse valori italiane, il Centro ha avviato una ricerca che mira a cogliere l’eccezionale occasione di indagare in modo più completo il mondo della Borsa soprattutto per ciò che riguarda i meccanismi della contrattazione, la formazione degli intermediari, lo stesso linguaggio gestuale che il processo di telematizzazione ha probabilmente condannato a scomparire.
Il progetto si avvale di un insieme di competenze storico-economiche, giuridiche, antropologiche, linguistico-semantiche di grande originalità di cui si intende dar conto presentandone qui di seguito la premessa.

Luoghi, ruoli, regole, gerarchie professionali e linguaggi della contrattazione.

Il mondo della Borsa valori

La vivacità delle trasformazioni istituzionali, organizzative e tecnologiche che nel volgere di un biennio hanno determinato un radicale mutamento delle modalità della contrattazione mobiliare, favorisce la riflessione critica sulla fase che si è chiusa e fornisce al tempo stesso l’occasione per operazioni culturali finalizzate al recupero della memoria delle tradizioni tecnico-operative che l’hanno contraddistinta.
Il Centro sulla storia dell’impresa e dell'innovazione si è già mosso su questa strada realizzando nel corso del 1995 il primo catalogo generale dei titoli quotati alla Borsa valori di Milano, una ricerca che ha sistematizzato, almeno sotto l’aspetto anagrafico, le conoscenze sul periodo che va dall'Unità sino al 1993.
Rimane invece ancora aperta la necessità di una interpretazione – ancora non affrontata se non nei termini di un recupero parziale di aspetti folcloristici o aneddotici – della complessità del mondo della Borsa come intreccio di linguaggi, regole, tecniche professionali, gerarchie che rivelavano la propria efficacia in un ambiente topograficamente definito: la sala delle grida e il reticolo di vie che rappresentava il quartiere finanziario di Milano.
Le innovazioni introdotte dal Consiglio di Borsa nel suo primo triennio di vita sono state causa di mutamenti che vanno al di là degli aspetti tecnologico-organizzativi: esse hanno eliminato la dimensione spaziale del mercato come luogo fisico della contrattazione e, con ciò, hanno interrotto il perpetuarsi delle modalità di elaborazione delle regole, di misurazione dell’affidabilità dei contraenti, di scambio delle informazioni e di risoluzione dei contenziosi, fondate sulla conoscenza reciproca degli operatori. La cancellazione del luogo ha in altri termini dissolto l’impalpabile ma concretissimo recinto di relazioni/regole non scritte di cui gli accadimenti intorno alle corbeille e nel chiuso degli studi degli agenti di cambio addossati al palazzo della Borsa erano la principale manifestazione fenomenica.
A partire dal decreto del 1807 sino alla recente conclusione dell’esperienza dei Comitati direttivi degli agenti di cambio, la questione del luogo, cioè la funzionalità della sede della Borsa, la proprietà degli edifici, la regolazione della gestione dei servizi ha sempre avuto carattere centrale per gli intermediari, al pari della gelosa difesa delle prerogative di autonomia e di autogoverno.
D’altro lato, l’unità del luogo aveva carattere costitutivo per un modello di contrattazione fondato sul riconoscimento e sulla riconoscibilità degli operatori, in modo non dissimile da quanto avveniva per le corporazioni medioevali. Il luogo, dunque, risulta un primo tema di un’indagine sul mondo della Borsa: quali sono state le sedi di Borsa, come si è configurata la proprietà, quali i rapporti con la Camera di commercio, il grado di concentrazione territoriale che il palazzo della Borsa determina sugli uffici degli operatori di Borsa.
Un secondo tema è quello connesso al livello di coesione della categoria. Esso ha riposato in passato sul rigido controllo dei canali di accesso e di ricambio basati su meccanismi di cooptazione che facevano coincidere etica e comportamenti con l'obbligazione nei confronti del gruppo di origine.
In effetti più che di un insieme coeso si deve parlare di un insieme di ruoli professionali (agente di cambio, procuratore, remissore, ecc.) legati da rapporti funzionali gerarchicamente ordinati.
L’analisi di questi gruppi, la provenienza sociale e territoriale, la loro formazione professionale, gli organismi di rappresentanza degli interessi costituiscono il filo conduttore di questa seconda parte della ricerca.
Sotto l’aspetto giuridico, la contrattazione era regolata da norme legislative, prassi non ancora trasformate in uso e usi già consolidati di Borsa. L’originalità della contrattazione di Borsa stava nel suo carattere gestuale, o meglio nell’impiego di un codice visivo/orale che definiva gli aspetti essenziali di un contratto altrettanto essenziale.
L’assenza di qualsivoglia formalità nell’accordo era condizione necessaria per garantire la velocità delle transazioni e dei processi di accumulazione.
I sistemi di garanzia, affidati generalmente alla formalità non erano tuttavia aboliti ma trasferiti all’esterno cioè al solido sistema di conoscenze interpersonali e di controllo reciproco tipico di una comunità chiusa. Il gruppo, d’altro lato, si presentava come entità autoreferenziale, essendo padrona dei processi di formazione delle regole: sino al 1974 il sistema normativo si è fondato sul primato degli usi e delle consuetudini di Borsa selezionate dal corpo degli operatori stessi.
Un’ultima considerazione riguarda le modalità di risoluzione del contenzioso che si generava naturalmente tra operatori e che quasi sempre veniva risolto dall’accordo dei diretti interessati senza ricorso a forme arbitrali.
La valenza semiologica del linguaggio di Borsa costituisce l’ultimo capitolo di questa ricerca.
La gestualità dell’operatore di Borsa è un insieme di segni da decriptare, di cui riconoscere ed esplicitare le radici e l’eventuale evoluzione intervenuta al mutare degli assetti societari. Un sapiente uso dell’immagine fotografica può fornire un campionario dei segni in movimento cogliendoli sui volti e nei gesti degli operatori, mentre una stilizzazione grafica può affiancarsi al fotogramma presentando il gesto nella sua essenzialità e precisione.
Parallelamente, il segno espresso dalla mano costituisce la punta emergente di un sistema comunicazionale più complesso che muove dal corpo e dal suo dinamismo passando attraverso la mimica facciale: l’impulso del braccio, portatore del simbolo espresso dalla mano, è parte costitutiva del contratto con l’espressione del volto.
La coerenza tra questi elementi garantisce la completezza dell’accordo mentre, all’opposto, qualsiasi incongruenza rilevata da uno dei due contraenti all’interno del sistema di segni comporta il ricorso a ulteriori richieste gestuali di precisazione.
L’analisi dei gesti e della loro articolazione in un complesso linguaggio porta naturalmente alla ricostruzione di un repertorio della gestualità di Borsa. Attraverso il ricorso a fotografie, disegni, filmati e, ove occorra, a ricostruzioni dal vivo di sedute di Borsa, saranno rintracciati i segni identificativi delle società quotate alla Borsa di Milano e identificate attraverso il Catalogo generale dei titoli azionari.

Ricordo di Ubaldo Gaggio
Nel luglio 1998 è scomparso Ubaldo Gaggio.
Ubaldo era un collaboratore e un amico.
Arrivò al Centro dal mondo degli operatori di Borsa con un progetto definito: impedire che la trasformazione telematica del mercato mobiliare cancellasse anche la memoria di un aggregato sociale fatto di persone, competenze tecniche, valori professionali, relazioni affettive. Seguendo questa sua intuizione, aveva iniziato a interessarsi alla identificazione iconografica e alla catalogazione dei segni di Borsa.
A muoverlo erano, insieme, una genuina curiosità intellettuale, un’integrità morale profonda, un raro calore umano.
Quello che più gli premeva di capire e ricostruire erano il funzionamento, la trasformazione, e talvolta i fallimenti, dell’etica professionale che aveva governato la vecchia e i suoi protagonisti. Il Centro vuole ricordare Ubaldo portando avanti il suo progetto.

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