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Archivi e musei d'impresa
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Alcune riflessioni sul futuro dell’archivistica d’impresa


L’archivistica d’impresa italiana può contare su un’esperienza ventennale all’interno della quale sono riconoscibili due fasi.

Gli anni ‘80

La prima ha avuto come protagonisti gli storici d’impresa, alcuni imprenditori illuminati legati soprattutto al settore pubblico e alle grandi banche, talune Soprintendenze archivistiche particolarmente aperte alle problematiche del documento contemporaneo.

Grazie alla sensibilità culturale degli storici presero il via i contatti con le proprietà e le direzioni aziendali che hanno portato alla costituzione di una decina di archivi di grandi imprese. L’archivistica d’impresa nasce sia come funzione ancillare rispetto alla ricerca scientifica sia anche grazie all’autonoma iniziativa di alcuni archivisti chiamati in quegli anni a costituire e ad organizzare dal nulla veri e propri istituti per la conservazione e la valorizzazione della documentazione aziendale che si stava procedendo a reperire.

Gli anni ‘90

A partire dagli anni ’90 la situazione è rapidamente mutata.
La crisi economica e i processi di concentrazione hanno disegnato uno scenario diametralmente opposto a quello del decennio precedente generando situazioni critiche anche lì dove i risultati sembravano acquisiti.

Dinanzi a un’impresa che poneva prioritariamente la questione del primato organizzativo e dell’integrazione funzionale con gli altri servizi, gli archivisti hanno iniziato a occuparsi delle problematiche connesse alla funzionalità interna cercando di seguire e di anticipare le intense trasformazioni intervenute in questi anni.

Le questioni poste dall’introduzione delle procedure di qualità, dalle ristrutturazioni organizzative, dalla razionalizzazione dei flussi informativi hanno fatto dell’archivista un operatore attento soprattutto al cliente interno e hanno accentuato il suo profilo di records manager. Di qui il primato dello studio dei flussi documentari all’interno delle singole realtà al fine di costruire ipotesi razionali di conservazione, scarto e di classificazione, come avviene per gli archivi degli enti pubblici. L’individuazione di questi canali che convogliano i documenti già al momento della produzione verso la conservazione permanente o lo scarto è un’operazione molto complessa se applicata alle imprese: la loro diversità nella forma giuridica e nel settore di attività dovrà quindi leggersi all’interno di tali piani di classificazione che si baseranno su combinazioni anche molto complesse. Questo approccio inoltre favorisce il confronto quotidiano con tipologie documentali molto lontane da quelle tradizionali che pongono nuove questioni teoriche: ai documenti fotografici e informatici che l’archivistica ufficiale ha oramai preso in considerazione si aggiungono oggi i supporti multimediali, videomagnetici e la documentazione materiale. Sono questioni che non possono essere abbandonate invocando la divisione tra archivio, centro di documentazione, museo o biblioteca.

L’archivistica d’impresa degli anni ’90 si presenta dunque come un insieme di competenze organiche e strutturate che identificano una pluralità di clienti. Essa non può più essere considerata come una disciplina ancillare.

Un’ultima considerazione riguarda un fenomeno sviluppatosi nei secondi anni ’90 esternamente al mondo degli archivi d’impresa e che tuttavia presenta a nostro avviso grande rilievo strategico. In questo periodo un discreto numero di medie imprese manifatturiere ha iniziato a valorizzare il proprio patrimonio storico-documentale. Il percorso seguito è radicalmente diverso rispetto a quello a noi noto: non si è partiti dall’archivio ma dal recupero di raccolte di materiali o di documentazione pubblicitaria. In qualche caso queste imprese hanno dato vita a musei o all’esposizione di collezioni che solo ora iniziano a includere la documentazione cartacea.

Lo sviluppo di un tessuto di archivi/musei d’impresa di medie dimensioni è molto importante perché rende queste istituzioni culturali più aderenti alle dimensioni reali del sistema imprenditoriale italiano dominato dalle piccole e medie imprese.

Da queste brevi considerazioni emergono due riflessioni sullo sviluppo dell’archivistica d’impresa.

1. Obiettivo principale degli archivisti d’impresa è quello di rendere l’archivio una funzione organizzativa pienamente legittimata dall’organizzazione aziendale perché profondamente compenetrata con la sua missione. La dimensione organizzativa e la dimensione culturale hanno pertanto valore paritetico nel definire professionalmente l’archivista. La percezione dell’archivio in quanto luogo di conservazione di un patrimonio storico slegato dall’operatività dell’impresa crea le premesse per un pericoloso isolamento interno, anticamera della sua eliminazione.

2. L’archivista d’impresa deve puntare a rimodellare la propria formazione attingendo a un insieme di competenze generali che poggiano principalmente sull’archivistica ma devono aprirsi a ulteriori costrutti metodologici senza preclusioni di sorta. Più precisamente, egli deve avvicinare tutti i costrutti metodologici utili a delineare nella sua globalità la specifica cultura prodotta dall’impresa in cui egli opera.

Proposte operative

Da queste considerazioni, deriva la proposta operativa dell’organizzazione di seminari su:

Teoria e prassi archivistiche;
Discipline organizzativistiche;
Procedure di qualità;
Discipline culturali di supporto all’archivistica (documentalistica, archeologia industriale, museologia, ecc.)

Per ciò che riguarda la dimensione associativa, l’Anai rimane un punto di riferimento imprescindibile. L’esiguità del numero degli archivisti d’impresa in Italia da un lato e la presenza di un processo di rinnovamento dell’associazione dall’altro rendono improponibile qualsiasi ipotesi di strutturazione organizzativa autonoma.

È del tutto condivisa invece la necessità di costruire un sistema di coordinamento informativo di cui già si è avvertita l’esigenza e che ha portato nei mesi scorsi alla pubblicazione dell’Elenco degli archivi d’impresa italiani sul sito del Centro della storia dell’impresa e dell’innovazione.

Questo sforzo organizzativo è essenziale e deve svilupparsi coinvolgendo il maggior numero possibile di liberi professionisti che riordinano anche archivi d’impresa.

Il Centro sulla storia dell’impresa e dell’innovazione unitamente alla Fondazione Ansaldo offrono su questo specifico terreno il più ampio supporto organizzativo mettendo a disposizione degli archivisti d’impresa le proprie strutture, i propri canali di comunicazione .


27 novembre 2000

Antonella Bilotto, Fabio Del Giudice, Alessandro Lombardo, Giuseppe Paletta, Gianluca Perondi


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