Archeologia industriale
Fabbricare la memoria

Il 27 ottobre 2000 è stato presentato a Milano, presso lo Spazio Oberdan, il primo archivio informatizzato di Archeologia Industriale in Lombardia. Il convegno di presentazione si propone come occasione per promuovere, presso istituzioni pubbliche e imprese, la "conservazione attiva" del patrimonio archeologico industriale e della sua memoria.

Il patrimonio industriale lombardo è costituito da siti molto complessi, talvolta imponenti, solo recentemente riconosciuti dal punto di vista culturale, destinati ad una cancellazione generalmente considerata inevitabile. Certo le eccezioni non mancano, da Crespi d’Adda, di recente inserita nella world heritage list dell’UNESCO, ai magli o mulini che più modestamente trovano attenzioni di salvaguardia in un piano regolatore regionale comunale o nelle cure di gruppi gravitanti intorno al variegato mondo del volontariato culturale.

La Regione Lombardia è stata la prima in Italia ad avviare, sin dal 1982, un censimento del patrimonio di siti archeologico-industriali, seguita poi da alcune realtà territoriali minori, che hanno focalizzato la propria attenzione verso tipologie o porzioni geografiche precise: biblioteche, Camere di Commercio, circoli culturali hanno realizzato negli ultimi vent’anni inventariazioni cartacee, ricognizioni fotografiche, editato opuscoli e volumi a limitata circolazione.

Un corpus documentario frammentato ma di particolare significato, che il "Centro sulla storia dell’impresa e dell’innovazione" di Milano e la Fondazione "Luigi Micheletti" di Brescia, su incarico della Regione Lombardia, Assessorato alle Culture, Identità ed Autonomie della Lombardia, hanno provveduto a recuperare, organizzare, digitalizzare, attraverso un articolato progetto, denominato BANCA DATI REGIONALE SULL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE.

Il risultato è un data-base multimediale che riunisce i censimenti effettuati sul territorio lombardo dal 1982 al 1998, fornendo dati relativi sia alla situazione attuale che all’atto della schedatura di oltre 830 siti di archeologia industriale. Le schede e le immagini sono consultabili attraverso un’ampia gamma di criteri e campi di ricerca liberamente incrociabili, con la disponibilità di help on-line e di dati relativi alla individuazione topografica e cronologica delle rilevazioni effettuate.

Il risultato di questa prima fase è la disponibilità delle 830 schede relative ad altrettanti siti lombardi appositamente revisionate, interrogabili su supporto CD.

La Banca Dati rappresenta quindi uno strumento tecnologicamente e concettualmente avanzato per realizzare un monitoraggio del patrimonio lombardo ai fini della costituzione di un data base aggiornabile, costruito in modo rigoroso ma consultabile universalmente. I supporti strumentali realizzati grazie al progetto potranno così essere utilizzati in situazioni diverse, senza ledere le specifiche locali e superando una condizione frammentaria, apportando viceversa elementi conoscitivi importanti sia a livello del singolo sito che nel campo di una più ampia programmazione lombarda di "conservazione attiva".

Vedi anche: Rassegna Stampa