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Il Panificio Gelmini
Unione del commercio, del turismo e dei servizi della provincia di Milano
La storia dei Gelmini è quella dell'itinerario commerciale di una famiglia che, nel segno della continuità generazionale e della fedeltà al mestiere, ha seguito l'espansione della città nel corso del Novecento. Non a caso l'intervista vede riuniti nel retro della panetteria i rappresentanti di tre generazioni diverse: Antonio Gelmini, la signora Nadia Rossetti e, infine, il giovanissimo Roberto.
L'origine della nostra storia risale al 1903 quando Giorgio Gelmini, classe 1874 e panificatore di professione, approda a Milano provenendo da Ossago Lodigiano. Giorgio avvia un esercizio in Porta Vittoria, l'attuale piazza delle Cinque Giornate (che all'inizio del secolo era una delle zone popolari della città) e vi alleva una numerosa famiglia sposandosi in seconde nozze con Elvira Lesmo. Da questo secondo matrimonio nascono prima Giuseppe poi, nel 1924, Antonio - il nostro testimone - e infine Giovanni mentre Camilla e Natalina erano nate dal precedente matrimonio con Maria Terzaghi.

I ricordi di questo primo periodo sono incerti: per i primi sei anni Antonio fu tenuto a balia nel paese di origine dei suoi e le visite a Milano furono molto rare.
Il rientro in famiglia coincise con il trasferimento dell'abitazione e del negozio in corso San Gottardo dato che in Porta Vittoria l'apertura di un nuovo negozio nelle vicinanze aveva ridotto il giro d'affari.
Nella nuova zona Ticinese, un'area che nel primo dopoguerra si andava popolando di complessi industriali e quartieri operai, i Gelmini arrivano nell'inverno tra il '29 e il '30. Qui i ricordi di Antonio divengono più netti: il negozio era molto piccolo, due occhi di vetrina e un forno a legna, pressoché a ridosso dell'area destinata alla vendita ("la pala del forno quasi usciva in negozio").
Antonio andava a scuola presso le elementari di via Gentilino mentre il fratello maggiore Giuseppe aveva interrotto gli studi perché, invece di andare a scuola, si recava di nascosto in un negozio di pellettiere per farvi l'apprendista. Scopertolo per caso, il padre lo mandò a fare il garzone in un negozio di pasticceria ("perché pellettiere è il negozio dei falliti!") in modo che imparasse il mestiere.
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