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Esposizioni
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La città borghese

Cultura e Musei
Raccolte Storiche
Laboratorio-Museo di Storia
Contemporanea

Presidenza del Consiglio Comunale

In collaborazione con:
Centro per la cultura d'impresa

Fondazione Biblioteca
Archivio Luigi Micheletti

Kriterion Consulting Srl

Palazzo dell'Arengario
Piazza Duomo, Milano

1 febbraio - 21 aprile 2002

Per informazioni:
Civiche raccolte storiche
Via Borgonuovo 23, Milano
Tel. 02.88464182 - 02.88464184
Fax 02.88464181

www.museidelcentro.mi.it

Catalogo Skira

Cocktail alla terrazza Martini
anni Sessanta. Milano, Publifoto

Mostra

Catalogo

Direzione della mostra
Roberto Guerri

Comitato scientifico
Massimo Negri
Giuseppe Paletta
Sergio Rebora
Giulio Sapelli

Ricerca documentaria e iconografica
Maria Canella
Germano Maifreda
Marta Sironi

Progetto dell'allestimento e progetto grafico
Italo Lupi
con la collaborazione di Giuso della Giusta

Skira editore

A cura di
Massimo Negri
Sergio Rebora

Testi
Maria Canella
Luisa Finocchi
Roberto Guerri
Germano Maifreda
Enrico Miotto Massimo Negri
Giuseppe Paletta
Sergio Rebora
Claudio Salsi
Giulio Sapelli
Marta Sironi
Guido Vergani
Annalisa Zanni



Il Centro per la cultura d’impresa ha collaborato all’impostazione scientifica della mostra. L’asse interpretativo della manifestazione è l’affermazione nella Milano di fine Ottocento di un ethos borghese capace di suscitare largo consenso sociale intorno ai valori di modernità, progresso scientifico-tecnologico, promozione sociale, crescita culturale di cui seppe farsi interprete l’imprenditorialità cittadina.
Con il fascismo e l’introduzione della delega politica alle nuove organizzazioni politiche e sociali di massa, si innescò un lento declino della rappresentanza borghese che è proseguito negli anni del dopoguerra accentuando la propria caduta dopo il ’68. A questa data simbolica si ferma la mostra riconoscendovi idealmente il termine temporale della città borghese.
Un prezioso contributo alla mostra è venuto dalla documentazione conservata dagli archivi d’impresa milanesi che hanno così avuto modo di sottolineare il proprio ruolo all’interno del circuito delle istituzioni culturali cittadine.

Qui di seguito si pubblica il progetto iniziale della mostra redatto da Massimo Negri, Giuseppe Paletta, Sergio Rebora e Giulio Sapelli.

Linee interpretative per una mostra

A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento, Milano è interessata da uno sviluppo economico che la porta in poco tempo a divenire la prima città italiana: essa sottrae a Napoli il primato demografico, a Genova il primato finanziario, a Roma il primato etico-politico ergendosi a capitale morale del Regno.

Carlo Formenti, Palazzina Breda,
in "L'Edilizia Moderna", 1903

Motore di questa intensa trasformazione è la presenza di una borghesia imprenditoriale versatile, settorialmente integrata, capace di innescare un processo di modernizzazione che non è solo economico e tecnologico ma è anche sociale e si riflette in un sostanziale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione cittadina.
Gli imprenditori – un gruppo sociale che presenta pochi legami con i tradizionali gruppi dirigenti aristocratici e militari – sono presenti e attivi in tutti i settori della vita cittadina: istituzioni quali il Politecnico, la Bocconi, la Fondazione Carlo Erba, istituti di cultura tecnica quali il Feltrinelli (prima ancora la Scuola d’arti e mestieri) sono i segni di una progettualità culturale che non attende l’intervento della parte pubblica ma la precede e la surroga. La donazione dell’attuale palazzo della Triennale così come il Museo nazionale della scienza e della tecnica confermano questo stesso percorso sotto il versante dell’espressione artistica.

Stabilimento Pirelli alla Bicocca,1920
Archivio storico Pirelli

La città si arricchisce di una monumentalità che non è solo religiosa e civile ma è anche economica: i palazzi della Comit, della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, della Borsa, il palazzo dei Giureconsulti, le torri della SNIA e della Toro assicurazioni, lo stesso grattacielo Pirelli sono i simboli dell’affermazione di un primato che intende essere manifesto.
Il ruolo di indirizzo espresso dagli imprenditori non è mediato e obliquo ma palese e istituzionale: Pirelli, Colombo, Riva, De Angeli, Salmoiraghi entrano nei consigli comunali e provinciali ed esprimono la propria capacità progettuale nell’amministrazione del territorio.
La cultura milanese ha i propri punti di riferimento in giornali quotidiani, il Sole, il Secolo ma soprattutto il Corriere di Albertini, che svolgono, ognuno nel proprio ambito, una funzione di indirizzo di levatura nazionale.

Savino Labò (1899-1976)
Vista viale Zara, 1929, tempera su tavola, 110 x 90 cm
Milano, AEDES

Non meno rilevante emerge inoltre il rapporto tra gli imprenditori e le arti visive. Oltre alla continuità del filone del ritratto celebrativo e commemorativo fiorente fin dal secolo precedente, negli anni tra le due guerre si formano alcune importanti collezioni d’arte contemporanea, due delle quali – la Jesi e la Jucker – sono confluite nel patrimonio museale pubblico. Ma esempi di intelligente mecenatismo e di apertura verso nuove forme artistiche si colgono anche nella progettazione di interni e nel design. Le cosiddette arti minori (gli arredi, le ceramiche, i vetri, le stoffe, ma anche la grafica pubblicitaria, ecc.) offrono infatti molteplici esempi di alto livello qualitativo.

Bozzetto per pubblicità in occasione del settantacinque-simo anniversario della fondazione della Pirelli, 1947, tecnica mista, collage e tempera su cartone, 35 x 25 cm
Milano, Archivio storico Pirelli

In questa fase che si protrae sino agli anni Venti, la borghesia imprenditoriale milanese costruisce un sistema di valori fondato sulla legittimazione sociale attraverso il lavoro, un sistema valoriale recepito dallo stesso movimento operaio. I valori della responsabilità sociale e dell’attenzione alla costruzione della città come organismo complesso sono interiorizzati da un riformismo socialista che tocca a Milano punte di eccellenza nazionale.
Nella città nascono istituzioni (la Società Umanitaria, ad esempio) che favoriscono l’incontro tra gruppi sociali diversi e favoriscono la compensazione e il ridimensionamento della conflittualità sociale.

Il fascismo interrompe questo rapporto diretto tra gruppi imprenditoriali e società: il personale che alimenta il partito e le sue organizzazioni collaterali si interpone a svolgere una funzione di intermediazione tra i gruppi sociali. Inizia una lenta ritirata della borghesia milanese che cessa di affollare il proscenio della scena politica e si limita a esprimere una funzione d’indirizzo sulle scelte centrali.

Alberto Pirelli, Vittorio Valletta, Giovanni Agnelli e Giuseppe Bianchi alla presentazione della Bianchina, 1957
Milano, Archivio storico Pirelli

Il dopoguerra e la nascita dei partiti di massa favoriscono il perdurare di questa situazione: gli apparati partitici divengono sempre più gli interpreti/demiurghi delle esigenze espresse dal corpo elettorale e la borghesia imprenditoriale si limita a giocare un ruolo defilato. L’autorappresentazione borghese è sempre più fondata sulla dimensione economica e tecnologica, sempre meno su quella politico-sociale.
La dura stagione che si apre con il 1968 pone questioni e sfide dinanzi alle quali la borghesia imprenditoriale milanese consuma il proprio ripiegamento autoconfinandosi nell’impresa, nell’associazionismo di categoria, nel privato.
Certo gli anni attuali presentano segni qualitativi che farebbero presagire una inversione di tendenza; i tempi tuttavia sono troppo recenti e i segnali troppo contraddittori per poterne argomentare in un evento culturale di questa natura.

In conclusione, la mostra abbraccia il periodo 1880-1968.
Essa si articola lungo alcuni percorsi espositivi che mettono in luce:

- le personalità borghesi, il loro modo di intendere il privato e la socialità;
- l’impresa in quanto istituzione economica e culturale ma anche i quanto centro di determinazione degli assetti urbanistici;
- la formazione del consenso;
- l’associazionismo borghese;
- il rapporto con le istituzioni cittadine (Comune, Provincia, Camera di commercio)
- il rapporto con l’arte attraverso il filtro dell’autorappresentazione, del mecenatismo e del collezionismo.

La mostra è accompagnata da una serie di percorsi esterni che consentono di rileggere nel tessuto vivo della città i temi evidenziati.

 
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Rassegna stampa
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