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Il Centro per la cultura d’impresa ha collaborato all’impostazione scientifica
della mostra. L’asse interpretativo della manifestazione è l’affermazione
nella Milano di fine Ottocento di un ethos borghese capace di suscitare
largo consenso sociale intorno ai valori di modernità, progresso scientifico-tecnologico,
promozione sociale, crescita culturale di cui seppe farsi interprete l’imprenditorialità
cittadina.
Con il fascismo e l’introduzione della delega politica alle nuove organizzazioni
politiche e sociali di massa, si innescò un lento declino della rappresentanza
borghese che è proseguito negli anni del dopoguerra accentuando la propria
caduta dopo il ’68. A questa data simbolica si ferma la mostra riconoscendovi
idealmente il termine temporale della città borghese.
Un prezioso contributo alla mostra è venuto dalla documentazione conservata
dagli archivi d’impresa milanesi che hanno così avuto modo di sottolineare
il proprio ruolo all’interno del circuito delle istituzioni culturali
cittadine.
Qui di seguito si pubblica
il progetto iniziale della mostra redatto da Massimo Negri, Giuseppe Paletta,
Sergio Rebora e Giulio Sapelli. Linee
interpretative per una mostra
A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento,
Milano è interessata da uno sviluppo economico che la porta in poco tempo
a divenire la prima città italiana: essa sottrae a Napoli il primato demografico,
a Genova il primato finanziario, a Roma il primato etico-politico ergendosi
a capitale morale del Regno.
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| Carlo
Formenti, Palazzina Breda,
in "L'Edilizia Moderna", 1903 |
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Motore di questa intensa trasformazione
è la presenza di una borghesia imprenditoriale versatile, settorialmente
integrata, capace di innescare un processo di modernizzazione che non
è solo economico e tecnologico ma è anche sociale e si riflette in un
sostanziale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione cittadina.
Gli imprenditori – un gruppo sociale che presenta pochi legami con i tradizionali
gruppi dirigenti aristocratici e militari – sono presenti e attivi in
tutti i settori della vita cittadina: istituzioni quali il Politecnico,
la Bocconi, la Fondazione Carlo Erba, istituti di cultura tecnica quali
il Feltrinelli (prima ancora la Scuola d’arti e mestieri) sono i segni
di una progettualità culturale che non attende l’intervento della parte
pubblica ma la precede e la surroga. La donazione dell’attuale palazzo
della Triennale così come il Museo nazionale della scienza e della tecnica
confermano questo stesso percorso sotto il versante dell’espressione artistica.
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Stabilimento
Pirelli alla Bicocca,1920
Archivio storico Pirelli |
La città si arricchisce di una monumentalità
che non è solo religiosa e civile ma è anche economica: i palazzi della
Comit, della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, della Borsa,
il palazzo dei Giureconsulti, le torri della SNIA e della Toro assicurazioni,
lo stesso grattacielo Pirelli sono i simboli dell’affermazione di un primato
che intende essere manifesto.
Il ruolo di indirizzo espresso dagli imprenditori non è mediato e obliquo
ma palese e istituzionale: Pirelli, Colombo, Riva, De Angeli, Salmoiraghi
entrano nei consigli comunali e provinciali ed esprimono la propria capacità
progettuale nell’amministrazione del territorio.
La cultura milanese ha i propri punti di riferimento in giornali quotidiani,
il Sole, il Secolo ma soprattutto il Corriere di Albertini, che svolgono,
ognuno nel proprio ambito, una funzione di indirizzo di levatura nazionale.
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| Savino
Labò (1899-1976)
Vista viale Zara, 1929, tempera su tavola, 110 x 90 cm
Milano, AEDES |
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Non meno rilevante emerge inoltre il rapporto
tra gli imprenditori e le arti visive. Oltre alla continuità del filone
del ritratto celebrativo e commemorativo fiorente fin dal secolo precedente,
negli anni tra le due guerre si formano alcune importanti collezioni d’arte
contemporanea, due delle quali – la Jesi e la Jucker – sono confluite
nel patrimonio museale pubblico. Ma esempi di intelligente mecenatismo
e di apertura verso nuove forme artistiche si colgono anche nella progettazione
di interni e nel design. Le cosiddette arti minori (gli arredi, le ceramiche,
i vetri, le stoffe, ma anche la grafica pubblicitaria, ecc.) offrono infatti
molteplici esempi di alto livello qualitativo.
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Bozzetto
per pubblicità in occasione del settantacinque-simo anniversario della
fondazione della Pirelli, 1947, tecnica mista, collage e tempera su
cartone, 35 x 25 cm
Milano, Archivio storico Pirelli |
In questa fase che si protrae sino agli
anni Venti, la borghesia imprenditoriale milanese costruisce un sistema
di valori fondato sulla legittimazione sociale attraverso il lavoro, un
sistema valoriale recepito dallo stesso movimento operaio. I valori della
responsabilità sociale e dell’attenzione alla costruzione della città
come organismo complesso sono interiorizzati da un riformismo socialista
che tocca a Milano punte di eccellenza nazionale.
Nella città nascono istituzioni (la Società Umanitaria, ad esempio) che
favoriscono l’incontro tra gruppi sociali diversi e favoriscono la compensazione
e il ridimensionamento della conflittualità sociale.
Il fascismo interrompe questo rapporto diretto tra gruppi imprenditoriali
e società: il personale che alimenta il partito e le sue organizzazioni
collaterali si interpone a svolgere una funzione di intermediazione tra
i gruppi sociali. Inizia una lenta ritirata della borghesia milanese che
cessa di affollare il proscenio della scena politica e si limita a esprimere
una funzione d’indirizzo sulle scelte centrali.
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| Alberto
Pirelli, Vittorio Valletta, Giovanni Agnelli e Giuseppe Bianchi
alla presentazione della Bianchina, 1957
Milano, Archivio storico Pirelli |
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Il dopoguerra e la nascita dei partiti di
massa favoriscono il perdurare di questa situazione: gli apparati partitici
divengono sempre più gli interpreti/demiurghi delle esigenze espresse
dal corpo elettorale e la borghesia imprenditoriale si limita a giocare
un ruolo defilato. L’autorappresentazione borghese è sempre più fondata
sulla dimensione economica e tecnologica, sempre meno su quella politico-sociale.
La dura stagione che si apre con il 1968 pone questioni e sfide dinanzi
alle quali la borghesia imprenditoriale milanese consuma il proprio ripiegamento
autoconfinandosi nell’impresa, nell’associazionismo di categoria, nel
privato.
Certo gli anni attuali presentano segni qualitativi che farebbero presagire
una inversione di tendenza; i tempi tuttavia sono troppo recenti e i segnali
troppo contraddittori per poterne argomentare in un evento culturale di
questa natura.
In conclusione, la mostra abbraccia il periodo 1880-1968.
Essa si articola lungo alcuni percorsi espositivi che mettono in luce:
- le personalità borghesi, il loro modo di intendere il privato e la socialità;
- l’impresa in quanto istituzione economica e culturale ma anche i quanto
centro di determinazione degli assetti urbanistici;
- la formazione del consenso;
- l’associazionismo borghese;
- il rapporto con le istituzioni cittadine (Comune, Provincia, Camera
di commercio)
- il rapporto con l’arte attraverso il filtro dell’autorappresentazione,
del mecenatismo e del collezionismo.
La mostra è accompagnata da una serie di percorsi esterni che consentono
di rileggere nel tessuto vivo della città i temi evidenziati.
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