GIUSEPPE MORANDI

GIUSEPPE MORANDI nasce a Piadena il 26 agosto del 1937 da una famiglia di paisan e al mondo dei salariati e braccianti agricoli della bassa cremonese rimarrà sempre indissolubilmente legato nella sua attività di fotografo, scrittore, regista, intellettuale.
Nel 1967 fonda insieme a Gianfranco Azzali, di professione bergamino, la Lega di cultura di Piadena per la valorizzazione e riproposizione della cultura delle classi subalterne che ancora oggi svolge la sua attività ispirandosi ai principi dell’intellettuale socialista Gianni Bosio di una politica fatta tutti i giorni dalla base per la base, organizzando mostre, convegni, dibattiti, pubblicazioni, iniziative sui problemi di maggiore attualità in Italia e all’estero.

Morandi viene dall’esperienza con Mario Lodi all’interno della Biblioteca Popolare di Piadena che dalla metà degli anni ’50 aveva spinto alcuni giovani piadenesi a raccontare la propria comunità con occhi attenti e critici appropriandosi del diritto alla parola imparando ad utilizzare l’inchiesta, il diario, il quaderno di intervento, la macchina fotografica, la cinepresa. L’incontro con Bosio all’inizio degli anni ’60 cambia la prospettiva: il quaderno, l’intervista, la documentazione non bastano più: se si vuole indirizzare la società verso un cambiamento radicale occorre essere con la classe nel momento in cui questa lotta per la sua emancipazione. Per questo scopo nasce la Lega di Cultura di Piadena e per questo Morandi smette di fotografare a metà degli anni ’70 perché il suo impegno si manifesta nella produzione di fogli d’intervento, nelle manifestazioni, nei picchettaggi davanti alle fabbriche, nei dibattiti.

La prima produzione fotografica trova evidenza solo nel 1979 con la pubblicazione del libro fotografico I Paisan da parte dell’editore Mazzotta cui Morandi rimarrà legato anche per le produzioni successive. L’anno agrario raccontato attraverso le immagini prima della definitiva scomparsa della civiltà contadina con la definitiva meccanizzazione dell’agricoltura, la fine dei paisan che lasciano la scena con la dignità restituita dalle fotografie di Giuseppe.

Ciò che interessa alla ricerca di Morandi è il recupero del contatto umano con i protagonisti delle sue fotografie.

Con la sua fotografia documentaria, Morandi ha “reinventato” una tecnica fotografica della quale vi sono illustri precedenti, che in principio egli certamente ignorava. Il riferimento è alle immagini prodotte negli USA, a partire dal 1935, da fotografi come Walker Evans, Russel Lee, Dorothea Lange o Ben Shahn su incarico della “Farm Security Administration”, allo scopo di documentare la miseria sociale dei “farmers” impoveriti e spesso sradicati, durante la Grande Depressione.

Nel 1965 Morandi, Azzali e la Biblioteca Popolare avevano organizzato a Piadena una mostra fotografica dal titolo La cascina muore al Vho, in cui venivano presentati i lavori in campagna e il ciclo dell’anno agrario da un autunno ad un altro autunno, con i braccianti e i salariati agricoli come protagonisti. Questa iniziativa non ricevette l’appoggio ufficiale delle istituzioni comunali o amministrative e fu allestita con mezzi di fortuna. Lo scopo dichiarato dai curatori della mostra era dare una visione della realtà e di questi lavoratori come fino ad allora non era mai stato fatto.

Le immagini e le storie dei paisan hanno però oggi fatto il giro del mondo, dalla prima mostra del 1984 a Berekeley San Francisco al 1990 a Cambridge con La cascina cremonese insieme a Luigi Ghisleri e poi nel 1992 a Berlino con Gesichter der Poebene, nel 1996 a Lisbona con Quem trabalha a terra na baixa padana 1948-1985 fino al 2008 a New York con Il colore della Bassa e I paisan.

Giuseppe Morandi riprende la sua attività di fotografo negli anni ’80 con due importanti ricerche edite sempre da Mazzotta Volti della bassa padana del 1984 e Cremonesi a Cremona del 1987, completate nel 1991 da Quelli di Mantova.

Nel 1994 viene pubblicato dalla Libreria Ponchielli di Cremona Ventunesima estate ricerca monografica dedicata ad un giovane muratore di Calvatone (CR). Nel 2000 esce sempre con Mazzotta La mia Africa sui nuovi volti che abitano Piadena.

Nel 1992 la cineteca di Bologna restaura la serie di documentari girati da Giuseppe Morandi con una videocamera in super 8 tra il 1955 e il 1968 che rappresenta ancora oggi una testimonianza eccezionale della civiltà contadina tra basso cremonese e mantovano.

La ricerca sulle trasformazioni in agricoltura proseguono ininterrotte prima con la pubblicazione di Uomini terra lavoro a cura di Electa nel 1999 ma soprattutto con una grande operazione documentaria realizzata tra il 2002 e il 2006 da Giuseppe Morandi e Gianfranco Azzali che attualizza a distanza di 50 anni I paisan. Di nuovo quindi a registrare, evidenziare, raccontare la realtà perché se ne abbia consapevolezza. Agricoltura intensiva, inquinamento, allevamento industriale, sfruttamento della terra ma anche volti nuovi soprattutto nelle grandi stalle moderne: al posto dei paisan i lavoratori indiani. Risultato di questa operazione è il documentario Il colore della bassa edito da Del Bucchia che è stato presentato al 65° Festival di Venezia nel 2008 nella sezione Corto cortissimo.

E poi ci sono le ultime mostre fotografiche Il sogno ritorna sulla famiglia indiana Metha risalente al 2005 ma pubblicata nel 2011 da Mazzotta e Dio sul tetto e i nuovi angeli che riprende alcune fotografie degli anni ’80 sui corpi trasformati dal lavoro per collegarli ai nuovi corpi degli immigrati in Italia e a Piadena fotografati da Giuseppe con rinnovato entusiasmo recentemente presentata a Piadena e che è dal dicembre 2011 a Parigi.

Autobiografia di Giuseppe Morandi