Max Meyer Spa*

di  Antonella Bilotto

1894, le origini

Il Colorificio Italiano Max Meyer nasce a Milano il 12 marzo 1894 (rogito notaio Leone Donadoni n. 1370). Il fondatore è un cittadino svizzero, Otto Max Emilio Meyer, nato a Milano nel 1866 (il cavalier Meyer riceverà la cittadinanza italiana solo nel 1917). La sede dell’impresa è in via Savona 50-52 a Milano e l’attività è quella della produzione industriale di colori e vernici. Sembra che il marchio che contraddistingue il Colorificio Italiano, il cucciolo di cane con in bocca il pennello accanto al vasetto di smalto rovesciato, sia stato disegnato da Aleardo Terzi nel 1921 (v. sito aziendale) ma lo si trova con regolarità sulla carta intestata solo a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta. Negli anni Venti il Colorificio Italiano Max Meyer & C. risulta essere una società in accomandita per azioni, il cui gerente è ancora Max Meyer. L’impresa aveva anche una sede secondaria a Pietrasanta, in provincia di Lucca. Nel 1933 il Colorificio Italiano Max Meyer divenne una società anonima che cresceva sempre più in termini di capitale e di filiali e depositi sparse per l’Italia. Il primo trasferimento di sede avvenne nel 1946 quando da via Savona si traslocò in quella che diventerà la sede storica, in via Comasina 121, sempre a Milano ma in un’area meno centrale. Nell’agosto 1953 l’impresa aveva anche affittato lo stabilimento della ex Ditta Colorificio Parolini, a Sesto S. Giovanni, appena fuori Milano, comprensivo di macchinari e pure qui comincio a produrre. È in questi anni (Cinquanta) che, in netta concorrenza con il Ducotone di Montedison, viene prodotta dal Colorificio Italiano la prima idropittura, il Tintal (1953).

Anni ’60 – anni ‘70

Negli anni Sessanta, accanto ai tradizionali prodotti di pittura a olio, smalti e idropittura, prendono piede le vernici per l’industria e per l’uso domestico. Con gli anni Settanta il Colorificio Italiano accelera nelle acquisizioni di altre imprese: nel 1974 incorpora la Società Lombarda Gelsi & Pioppi e il Colorificio L. Ceriani. Tre anni più tardi cambia nome: da Colorificio Italiano Max Meyer Spa diventa solo Max Meyer Spa. In questo momento il capitale sociale è pari a 4 miliardi di lire.

Anni 1980

Con gli anni Ottanta si avvia un processo di ristrutturazione aziendale importante. Oltre ad un incremento del capitale che passa a 6 miliardi di lire, “nel 1980 la MaxMeyer acquista dalla Montedison, il maggior gruppo italiano, la società DUCO. Nel 1981 i due marchi prestigiosi, di grande tradizione e sempre attuali, si fondono e danno vita alla MM.D MaxMeyer Duco Spa” (v. sito aziendale). Cambia pure la denominazione che diventa MAXFIN Spa. Sostanzialmente viene scorporata dall’azienda quasi centenaria – che diventa una holding – l’attività industriale e si attiva un processo di ristrutturazione progressivo sulle attività produttive MaxMeyer e Duco con un “decentramento funzionale produttivo”. In sintesi Maxfin Spa controlla al 100% l’attività produttiva di una nuova impresa, la Maxmeyer Duco Spa.
Dagli anni ’90 ad oggi La vita della Maxfin termina il 23 dicembre 1993 allorché viene incorporata insieme alla Fidenza Vetraria Spa nella Partecipazioni finanziarie e industriali Spa con sede in via Santa Valeria 1 a Milano.
Ciò che invece non muore è il logo con il cane e il pennello in bocca e la produzione a tale logo associata. Di fatto oggi Max Meyer è una divisione di un’impresa denominata Cromology Italia Spa, con sede legale in provincia di Lucca, a Porcari.

*[il profilo viene redatto consultando le seguenti fonti: Archivio storico Camera di commercio di Milano, fascicolo REA 14140; sito web di Chromology http://maxmeyer.it/storia/ ]